La Fede

La Fede? Una domanda/chiamata a cui rispondere con l’apertura della mente e del cuore.Nasco in una cascina della bassa bresciana.
Respiro in casa una fede incrollabile che sa di granitiche radici. Mia madre inizia la giornata e la conclude con la preghiera. E’ così anche oggi con S. Messa quotidiana.
L’angelus di Millet è l’immagine più reale che porto in me dei miei genitori. A soli 6 anni ho incominciato a “servire” la S Messa. La prima, quella che si celebrava alle 6 e mezzo del mattino. Sempre, ovviamente, accompagnato da mio fratello maggiore (18 mesi in più) Paolo. Servo messa anche a Mons. Bettinazzi che come piccoli nipoti, pur nella sua veneranda età, ci segue con particolare sensibilità.

Chierichetto, lettore, vacanze comprese al roccolo del parroco Don Germano Germani, accompagnano tutta la mia fanciullezza. Una breve folgorazione religiosa a 10 anni si esprime con la richiesta di entrare in seminario. Mia madre si emoziona. Suo fratello, lo zio Luciano, l’unico maschio, muore in un incidente, concludendo una storia di vita e di fede (periodo di seminario dai Comboniani di Trento). Da donna di immensa sensibilità sa però che la Fede o è matura o è frutto di sensazioni umane che possono infrangersi in un batter di ciglia.
Chiede ai sacerdoti venuti a chiedere il suo consenso per portarmi in seminario di tornare dopo le scuole medie. Vivo l’oratorio con la dolcezza del curato Don Giuseppe che ci lascerà per Virle Tre Ponti, dopo pochi anni.
La domanda di seminario s’infrange dopo poco con la crescita. M’innamoro della mia vicina era davvero bella.
Con l’adolescenza l’assoluto si fa sentire. Partecipo agli incontri di vari movimenti. Il Parroco è cambiato. E’ arrivato Don Giuseppe Ottolini, un uomo che ha limitate capacità organizzative, ma che nell’esempio e nella radicalità della sua vita, rasenta la santità. E’ uomo con il quale ho avuto non pochi conflitti. So che in molte occasioni pregherà per me. Gesti d’affetto che non hanno bisogno di aggettivi.
Nel periodo dell’adolescenza partecipo alla vita dell’oratorio. Catechismo e Azione Cattolica accompagnano un percorso non facile, che più volte m’interrogherà sulla coerenza delle parole che cerco di trasmettere a bambini, che stranamente, con me, non sono mai distratti. Fondo un gruppo, con altri amici, che ogni domenica va al “ricovero”, tale era, di Asola MN, per vivacizzare la giornata ai vecchi e alle vecchie. Compiamo un miracolo. Per la prima volta dopo aver invaso quel luogo che sapeva di piscio, avvolgiamo la robusta e meravigliosa suora (non ricordo il nome ma porto con me la fermezza e la dolcezza del suo volto) che dirige il ricovero e la costringiamo a portare le donne del piano di sopra al piano di sotto con gli uomini. Arrigo suona la chitarra, io qualche battuta sui bonghi, e fra note che si ripetono all’infinito e canzoni popolari storie di lacrime e dolore scorrono come mari in tempesta e fiumi che rompono gli argini. Quanta miseria sappiamo costruire e quanta grandezza si scopre nella solidarietà.
Intanto discutiamo, sono anni caldi. Partecipo anche ad una manifestazione a Milano delle ACLI, quelle che hanno intrapreso la strada della sinistra. Gli slogan sono: Ira, Fedain Tupamaros Viet Cong; Il Presidente chiunque egli sia è sempre servo della borghesia; fascisti borghesi ancora pochi mesi; fascisti carogne tornate nelle fogne. Ma in quella notte il fatto che mi colpì di più furono gli sputi che i giovani lanciavano sui volti dei poliziotti allineati e schierati. Non era e non sarà mai questa la mia strada. Avevo imparato, respirato in casa e nel mio paese il rispetto e se lotta doveva esserci doveva richiamare le parole della preghiera del Ribelle di Teresio Olivelli e Carlo Bianchi (.. ascolta la preghiera di noi ribelli per amore).

Incontro Angiolino Scalmana il fondatore del Fraterno Aiuto Cristiano (nasce nelle viscere dei Comboniani a Brescia) ma si costituisce a Visano. Angiolino mi avvicina a quello che impropriamente ho sempre definito diverso .. l’handiccapato. Con lui cambio opinione e ancora oggi fatico a pronunciare il termine handicap, anche se fatico a pronunciare anche le parole diversamente abile. Vedo solo persone.

Chiusa la stagione Aclista (di sinistra), accompagnati da Don Giuseppe incontro i Focolarini. Che movimento. Loppiano, le Mariapoli, la fede che si fa comunità apertura, impegno sociale e politico. Gioia di vivere di affrontare il buio e la notte con la luce della Parola. Chiara Lubic? Una santità maestosa.

Nel frattempo vivo, con la famiglia, nell’Istituto Bonsignori. Quella casa in collegio ci ha permesso di riscattare una condizione sociale difficile (il papà aveva avuto un paio d’infarti gravi). Ma mi ha portato a vivere tutto il tempo fra scuola, bar, cancelleria, portineria, in collegio senza essere collegiale. Vivo a stretto contatto con Padri e Fratelli della congregazione dei Piamartini. L’Affetto e l’Amicizia con i Piamartini è ancora vivissima ancora oggi. Ne ricordo solo alcuni scusandomi con gli altri. Padre Angelo Ghidini e Padre Tortelli, I direttori. Padre Sala, Padre Ravelli preghiere viventi. Padre Cittadini il Preside delle medie. Il Sud America diventerà il suo mondo. Padre Marietti, sopporta persino le pallottole in corpo africane. Mi ha sposato, lo,porto sempre con me. Fratelli Carrera e Scalvini. Questi uomini non avevano bisogno di fecondare donna per essere padri. Hanno sparso in ogni angolo del mondo figlie e figli.

Come meteore passarono Padre Modesto e Padre Umberto, estremi d’impegno sociale e percorsi biblici. Non posso dimenticare e non citare Padre Mario Franzosi e Padre Ciro Cecchini. Quanto aiuto a tutti noi. Ed infine Padre Montini. Successivamente ho incontrato Padri che mi hanno aiutato anche nel mio impegno politico e sociale. Padre Scotuzzi Umberto. Scrive le “storie” degli uomini piamartini, ma parlano, parlavano, più i suoi occhi. Padre Ferrari Francesco che potrebbe gestire la FCA senza alcun problema (non ditelo in giro perché Marchionne potrebbe cogliere l’occasione e chiamarlo a dipanare la matassa delle relazioni sociali e del rilancio innovativo della fabbrica.). Padre Igor. E ancora: Padre Achille, Padre Mario Bersini, Fratel Fiocco (lui è un pilastro degli Artigianelli) il Superiore Padre Enzo e Padre Giancarlo. E per ultimo ma non certo per memoria Padre Cabra. Non dimentico certo “Padre” Igino Santoni. Lui lascerà l’ordine, ma lo ritroverò dopo alcuni anni e la nostra collaborazione per i “tecnici della terra” è una delle pagine più belle che abbia vissuto. La Chiesa qualche volta, per ragioni da ricondurre alla conservazione dell’ortodossia religiosa non sa cogliere i suoi frutti migliori. Per fortuna che il Disegno di Dio non sempre coincide con quello degli uomini. Governerebbero l’ortodossia religiosa i discendenti di Anna e Caifa.
Mi scuso del lungo elenco, che certamente ho dimenticato qualcuno. ma questa è stata la mia seconda famiglia. Sono cresciuto in casa loro, che ho sentito e continuo a sentire come casa mia.
Diplomato seguo un breve percorso Neocatecumenale. Don Giuseppe, è sempre lui, incontra Don Vergine, conoscente di Papa Giovanni Paolo II, e si innamora del movimento. Lo lascio presto, forse per il mio carattere irrequieto o forse perché le varie esperienze vissute mi hanno già portato a guardare ai percorsi di fede, al plurale e non al singolare.
Passaggio in università e incontro Comunione Liberazione. Che movimento! A molti non piace perché lo confondono con la Compagnia delle Opere contenitore dove si agglomerano esperienze diverse (il Movimento Popolare finì poco dopo essere nato evolvendosi nella CDO). Se vi è un messaggio di modernità (ovviamente non esclusivo ne assoluto) quello lo ha seminato nel 900 anche Don Gius. Una esperienza che mi ha portato anche ad incontrare Mari (mia moglie), a Vermiglio. “Miracolosa” partecipazione ad un campo scuola, ovviamente nell’unico paese dove vado a far le vacanze.

Ad Aosta, alla SMALP, corso Ufficiali, incontro Fiorenzo è di CL. Con lui vivrò momenti intensi religiosi. Famose diventeranno le sue prese di posizione a Seveso (lo scoppio della ICMESA). E’ morto giovanissimo di tumore.
Termino il servizio militare e vado a Torino ad incontrare Don Luigi Ciotti. Con garbata fermezza, alla mia richiesta di fermarmi nel gruppo Abele mi risponde che a Brescia c’è Don Redento Tignonsini che ha aperto la Comunità di Bessimo. Incontro per la prima volta i tossicodipendenti a tavola.

Iniziando a lavorare a 23 anni alla Coldiretti, l’impegno sindacale si è fuso in quello religioso. Erano i tempi in cui ogni parola “sindacale” doveva essere coniata ispirandosi alla scuola cristiano sociale (art. 1 dello Statuto della Coldiretti). Erano i tempi in cui la Coldiretti aveva nel proprio consiglio l’Assistente Spirituale. Don Giovanni Colleghi e Don Lussignoli sono i due grandi nomi, due giganti della fede bresciana. Uno diverso dall’altro, uno grande come l’altro.
E’ in questi anni che Mons. Morstabilini, grande vescovo di Brescia, mi fa due grandi regali. I più grandi della mia vita. Mi convoca in veste di padre sinodale al Sinodo diocesano. Il primo celebrato con religiosi e laici. Parteciperò con il volto coperto da una benda per nascondere le cicatrici lasciatemi dall’incidente sul volto. Sarà padre Ravelli, dopo la celebrazione di chiusura in cattedrale a portarmi a casa. Il dolore alla testa si faceva sentire. Il secondo altrettanto grande me lo fece invitandomi all’incontro riservato con sua Santità Giovanni Paolo II. Il Santo Rosario che mi donò è sempre sotto il cuscino di Mari. Che Botta .. dentro.
Finita l’esperienza Coldiretti, mi ritrovo con Mari a Manerbio. Gli immigrati faticano sempre a ritrovare le forme di vita lasciate in altri luoghi. Le radici alimentano la vita. Quando si recedono bisogna farne ricrescere altre.
Ritorno all’impegno nelle ACLI, se pur breve, ma intenso, in veste di presidente di circolo. Ma soprattutto ritrovo sacerdoti che hanno scritto pagine di storia religiosa bresciana: Don Angelo Zanetti (finirà il suo ministero a Chiari), Don Gennaro Franceschetti (Diverrà arcivescovo di Fermo e morirà nella sua prima Diocesi), Don Luciano Baronio, ed oggi Mons. Clementi Tino, roccioso pastore e guida Camuno.
Il tempo scorre impetuoso, mi ritrovo in Provincia a seguire uno dei settori che appartengono alla storia della Chiesa l’Educare e il Formare.
Incontro figure che continuo a definire giganti della fede bresciana. Sono donne con la veste religiosa. Suor Alessandra, Suor Angela, Suor Cecilia, Madre Lucia, Suor Emanuela, Suor Menni, Figlie di Annunciata Cocchetti. Mi fanno anche un regalo. Con Giovanni partecipo ad un incontro mondiale della CLAC. Respiro di nuovo quella fede che alimenta la promozione umana a Santiago dell’Estero in Argentina. Lì la teologia della liberazione è sempre viva. Con sorpresa, in un loro incontro dedicato alla lettura del Vangelo, a Bienno, rincontro la Madre che dal microfono del Sinodo Diocesano con una semplice frase aveva raggelato l’assemblea e riscaldato i cuori di tutti. La Clausura è e rimane la domanda di fede più alta presente nella nostra società.
E poi ancora. L’elenco delle Canossiane sarebbe troppo lungo e quindi mi limito a citare quella donna che è piccola solo di statura Madre Elisa. Lei guarda al domani dei giovani cercando di riempire i loro cuori e la mente e di esempi ne da davvero tanti.
Ed ancora .... i Salesiani di Brescia. Una via Don Bosco che non ha bisogno d’essere segnata da numeri civici. Lì vive il centro del quartiere e non solo. Parrocchia, Scuola, Centro di Formazione Professionale, Oratorio sono un tutt’uno di una missione dell’uomo integrale.
Rincontro dopo anni il Dott. Filippini e il Dott. Beluffi (ex primario di Asola). Il primo ha fondato la prima cooperativa sociale italiana (speriamo che qualcuno se lo ricordi). Si ispirava a Piergiorgio Frassati il Santo del silenzio.
Mi rese l’omaggio pubblico, a Gavardo, di una riconciliazione con la politica. Nulla viene buttate nella sterilità dell’indifferenza. Il bene sconvolge sempre, perché è difficile ma è il solo che può rendere felici. Ed ancora i Pavoniani. Incontro in questi ultimi anni Padre

Luca di Genova e i suoi Fratelli si svilupperà una profonda amicizia, grazie alla presenza illuminante di mia cognata Suor Giuliana. Le editrici bresciane anomalia mondiale. La Scuola Editrice, La Queriniana e la Morcelliana. Seguivo anche i Padri della Pace ma solo a distanza.

E poi .... la Caritas ed il VOLCA e le sue articolazioni in quella fede vissuta agli estremi confini delle miserie e del disagio umano, carcere compreso.
Le cooperative ispirate da un cristianesimo non sbandierata ma vissuto: La Fraternità, il Quadrifoglio, La Nuvola, Il Solco, Bessimo, ISPARO e molte altre.

Incontrato in diverse occasioni continuo un inossidabile rapporto di amicizia profonda con Luciano Consoli. Ogni volta che lo incontro mi sembra che mi prenda a sberle. Io vivo del mondo, lui vive nel mondo. E’ uno dei pilastri del Movimento Ecclesiale Carmelitano. Ogni anno ascoltare Don Antonio Sicari ripercorre la santità radicata nella quotidiana umanità dell’uomo aiuta a guardare con meno poesia e più concretezza alla santità. Incontro anche Gianni Rivera e Padre Eligio. Cosa dire! E’ proprio vero le persone le devi incontrare e vivere con loro per conoscerne la grandezza. Mondo X mi insegna che la società del volontariato non può e non deve avere vincoli “pubblici”. Deve nascere dal cuore per parlare al cuore. Sono davvero entusiasta della sua Presidenza del settore giovani scolastico della Federcalcio. Gianni ne ha la Statura.

Ed oggi? Non voglio morire. Cerco di lasciare quella finestra, quello spiraglio aperto perché la sterilità del quotidiano non mi travolga.

So che sono accompagnato dalla vicinanza di Mari, dalla preghiera di molti, e quindi, so che nella mia costante ricerca dell’Assoluto non sarò mai solo. 

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